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Il Romanticismo
Continua la nostra rubrica sulla storia della musica con la diffusione del movimento culturale del Romanticismo, avvenuta durante la prima metà del 1800 in tutta Europa.
Con il Romanticismo le emozioni, le tradizioni, il folklore e l’imponente bellezza della natura diventano il fulcro di tutte le arti, compresa la poesia e la musica.
Con il trionfo del Melodramma, anche le persone appartenenti a classi sociali meno abbienti iniziano ad apprezzare la musica, che raggiunge proprio in questo periodo una diffusione mai vista prima, riscaldando i cuori di tutti.

In particolar modo, i compositori italiani e tedeschi vengono riconosciuti a livello internazionale come i maestri indiscussi del melodramma. Ricordiamo i celebri Giuseppe Verdi e Richard Wagner.
Per quanto riguarda, invece, la musica strumentale, essa subisce diverse trasformazioni:

1) Le regole per la composizione della musica diventano meno rigide e affidate all’istintività degli artisti .
2) Le melodie sono più cantabili e i ritmi e le velocità ricordano quelli delle danze 
3) Il pianoforte si afferma come lo strumento più adatto alle nuove esigenze dei musicisti romantici: ogni ragazza nobile imparava fin dalla tenera età a suonare il pianoforte, considerato lo strumento della dolcezza e della sensibilità. 
Questa era la Music Tale di oggi. Al prossimo articolo!
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Il Barocco
Abbiamo deciso di far partire questa rubrica sulla storia della musica dal 1600, più precisamente dall’avvento del periodo Barocco (seconda metà del 1600-prima metà del 1700), in cui la musica e tutte le altre arti sono caratterizzate da grandiosità e fastosità.
Nel panorama europeo, la musica si sposta dalle chiese ai salotti di aristocratici e ricchi borghesi: qui cantanti, strumentisti e compositori si riuniscono per allietare le feste, pubbliche e private, dei nobili.
Il Barocco è considerato un periodo segnante perché è proprio durante questi anni che si è diffuso l’utilizzo del clavicembalo, considerato, insieme all’organo, il progenitore del moderno pianoforte. I due strumenti, infatti, si somigliano molto; ma a differenza del pianoforte, in cui la corda viene “colpita” dal tasto, nel clavicembalo essa viene pizzicata.
Questo strumento viene utilizzato molto nelle corti francesi: per questo motivo viene considerato come lo strumento “adatto alle frivolezze dei nobili”.
In Germania, invece, è prevalente l’utilizzo dell’organo, strumento solenne e perfetto per esprimere i canoni dell’austera religiosità protestante; ricordiamo infatti il più grande organista tedesco Johann Sebastian Bach, vissuto proprio in quell’epoca.
L’Italia è invece più legata al violino: fu il grande veneziano Antonio Vivaldi che, grazie alle sue composizioni, fece innamorare la nostra Penisola del Concerto solista per violino.
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I primi del 900
Le Guerre Mondiali, la povertà e la disperazione sono elementi che, purtroppo, hanno caratterizzato la prima metà del 1900. Tutti i sentimenti negativi e la frustrazione dei popoli si riversano inevitabilmente sull’arte e sulla musica, che diventa sregolata e si slega da tutti gli anni precedenti.
La nuova corrente artistica sviluppatasi in questi anni è l’Espressionismo, che racchiude in sé lo sperimentalismo degli artisti di quest’epoca e si pone l’obiettivo di esprimere tutte le esperienze più profonde dell’animo umano.
In musica, tutto ciò ha significato distruggere le “normali” concezioni di tonalità, armonia e ritmo, per dare vita a nuovi e rivoluzionari generi. In particolare ricordiamo:

• Il genere atonale, senza alcuna tonalità
• Il genere politonale, con tantissime tonalità
L’Espressionismo è così sregolato e fuori dagli schemi dell’epoca che, in Germania, Hitler manda in esilio molti artisti, poiché reputa la loro musica “degenerata”.
Tra i musicisti più noti dell’Espressionismo, ricordiamo sicuramente Carl Orff, con i suoi celebri Carmina Burana (da cui è tratto il canto O Fortuna).
In Italia, invece, prende piede il movimento del Futurismo, lanciato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909.
Oltre ad essere un importante movimento pittorico e scultoreo, il Futurismo (affiancato dal Rumorismo) ha lasciato un forte impatto nella storia della musica: ai suoni armonici e melodiosi vengono sostituiti rumori, anche fastidiosi. Questa sostituzione vuole proprio sottolineare e riflettere lo stato d’animo di sofferenze e inadeguatezza degli artisti dei primi del ‘900.
La Music Tale di oggi termina qui.
Continua a seguirci per scoprire come sono nati i generi musicali più vicini a noi. Al prossimo articolo!
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Il Jazz
Nella scorsa puntata abbiamo visto le forme musicali nate nei primi anni del 1900 in Europa.
Oggi, invece, ci immergiamo in una cultura profondamente diversa, dall’altro lato del mondo: gli USA.
In particolare, abbiamo deciso di sviscerare e conoscere a fondo la musica jazz, i cui primi sound risalgono al 1800, quando migliaia di persone vennero deportate dall’Africa agli USA e ridotte in schiavitù. Questa gente lavorava senza sosta tutto il giorno e l’unica cosa di cui non era stata privata era il canto.
Le lunghe ore di fatica nei campi di cotone e nelle miniere erano tristemente ritmate dai canti di lavoro, che ricordavano i ritmi della lontana terra africana.
Proprio il ritmo era un elemento determinante di queste semplici ed improvvisate composizioni, perché oltre ad avere una funzione di sfogo, serviva a segnare il tempo per compiere tutti contemporaneamente le stesse azioni.
Ma la storia del jazz vero e proprio, quello che noi conosciamo, inizia nel momento in cui i “neri” ebbero la possibilità di utilizzare vecchi strumenti scartati dai “bianchi”: pianoforti scordati, vecchie trombe, banjo. Tuttavia nessuno insegnò loro come funzionassero, per questo impararono a suonarli ad orecchio ed improvvisando.
New Orleans divenne il centro della musica jazz, poiché proprio questa città accolse moltissimi neri dopo che abbandonarono le piantagioni (in seguito all’abolizione della schiavitù) e tanti di loro trovarono proprio nella musica un mezzo per guadagnare qualcosa: tra il 1910 e il 1920 la musica jazz si espanse per molte città e veniva suonata in piccoli locali malconci ma pieni di euforia.
Dal jazz sono poi nati tantissimi sottogeneri, ognuno con delle proprie caratteristiche e con una propria personalità.
Scopriamoli insieme!
IL RAGTIME
Alla lettera “Tempo Strapazzato“, il ragtime fu la prima importante forma strumentale del jazz che voleva riproporre il suono rauco e “sporco”, tipico dell’espressione vocale del blues.
Caratterizzato da una totale improvvisazione e da un andamento piuttosto veloce, lo strumento obbligatorio, protagonista di questo genere, era il pianoforte
Ricordiamo il pianista di colore Scott Joplin, grazie al quale il ragtime si affermò e divenne celebre. 
LO STILE CHICAGO
Questo stile risulta abbastanza diverso, poiché veniva eseguito da quei neri che, nella speranza di fare carriera, si spostarono più a nord (verso Chicago, appunto) per suonare nei locali più “in”, frequentati anche da tutti gli altri americani.
Per questo motivo, questi artisti dovettero adattare la loro musica ad una società più esigente e più frivola, rendendola più allegra e ballabile. 
Il più importante rappresentante di questo stile fu il noto Louis Armstrong, divenuto poi famoso in tutto il mondo. 
LO SWING

Negli anni ’30, il direttore d’orchestra newyorkese Goodman presentò per la prima volta la Swing Band, un’orchestra formata da musicisti bianchi e neri che suonava musica semplice e ballabile, per soddisfare le esigenze del pubblico americano ed europeo che aveva voglia di divertirsi.
Questa fu la prima volta che nel mondo jazz comparve la parola “swing” (letteralmente “dondolio”), che indicava appunto quel movimento oscillante che suscitava in tutti coloro che ascoltavano questo jazz frizzante. 

Oltre alle Big Band, che hanno caratterizzato la nascita di questo genere, ricordiamo anche i musicisti come Duke Ellington e Count Basie che hanno svolto un ruolo fontamentale per la nascita dello Swing. 

IL BEBOP

Verso il 1940 si assistette ad un declino della musica jazz causato soprattutto dall’avvento dei mass media, i quali richiesero musica sempre più “sempliciotta” e commerciale; inoltre il jazz stava via via perdendo il suo carattere di musica “nera”.
Per questi motivi, il musicista di colore Charlie Parker creò un nuovo stile, il bebop, che aveva l’obiettivo di reagire all’uso meramente consumistico della musica jazz e di far riappropriare i neri della musica che avevano fatto nascere. 

Le principali caratteristiche del bebop erano: 
• Il ritorno a piccoli gruppi che suonavano improvvisando
• La musica torna ad essere musica da ascoltare, perdendo il suo carattere di musica da ballo
• Le melodie si fanno più aspre e difficili.

IL FREE JAZZ

Alla fine degli anni ’50, grazie anche all’influenza dei grandi leader politici di colore Martin Luther King e Malcom X, la personalità del “jazz nero” diventa sempre più forte e distinta.
È proprio in questo clima che nasce il free jazz, stile che caratterizza tutti gli uomini di colore che vogliono sentirsi free, liberi, e uno dei mezzi più potenti a loro disposizione è proprio la musica jazz, che diventa completamente fuori dagli schemi e anche lei, come i suoi esponenti, libera
Gli esponenti più famosi del free jazz? Sicuramente Max Roach, Charles Mingus e Sun Ra. 

IL LATIN JAZZ

Nel frattempo, il jazz era diventato famoso in tutto il mondo, anche nella vicina America Latina. Ed è proprio in questi luoghi che Dizzy Gillispie e Stan Kenton spopolano con il loro latin jazz, negli anni ’40.
Si formano due categorie di latin jazz, una afro-cubana e una brasiliana, entrambe accomunate da un contagiosissimo ritmo tipico delle melodie latino-americane e l’utilizzo dei classici strumenti del jazz nero. 
Questo genere comprende tutte le composizioni dei tradizionali balli latino-americani, come la salsa, il merengue, la samba, il mambo e il cha cha cha. 

IL JAZZ FUNK

Negli anni ’60 nascono i primi sintetizzatori analogici, e con loro anche un nuovo modo di concepire la musica jazz: ha inizio il periodo del jazz funk.
A questo sottogenere del jazz si avvicinano, soprattutto all’inizio, organisti (come Lonnie Smith e Jack McDuff) e anche qualche trombettista. 
Oltre agli innovativi sound “elettrificati”, il jazz funk è caratterizzato da ritmi groove, cioè una serie ritmica che si ripete ciclicamente. 
Anche per oggi, il nostro appuntamento con la storia della musica termina qui.
Continua a seguire il blog di Music Store per conoscere tutte le curiosità sulla musica!


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Il Jazz
Nella scorsa puntata abbiamo visto le forme musicali nate nei primi anni del 1900 in Europa.
Oggi, invece, ci immergiamo in una cultura profondamente diversa, dall’altro lato del mondo: gli USA.

In particolare, abbiamo deciso di sviscerare e conoscere a fondo la musica jazz, i cui primi sound risalgono al 1800, quando migliaia di persone vennero deportate dall’Africa agli USA e ridotte in schiavitù. Questa gente lavorava senza sosta tutto il giorno e l’unica cosa di cui non era stata privata era il canto.

Le lunghe ore di fatica nei campi di cotone e nelle miniere erano tristemente ritmate dai canti di lavoro, che ricordavano i ritmi della lontana terra africana.

Proprio il ritmo era un elemento determinante di queste semplici ed improvvisate composizioni, perché oltre ad avere una funzione di sfogo, serviva a segnare il tempo per compiere tutti contemporaneamente le stesse azioni.

Ma la storia del jazz vero e proprio, quello che noi conosciamo, inizia nel momento in cui i “neri” ebbero la possibilità di utilizzare vecchi strumenti scartati dai “bianchi”: pianoforti scordati, vecchie trombe, banjo. Tuttavia nessuno insegnò loro come funzionassero, per questo impararono a suonarli ad orecchio ed improvvisando.

New Orleans divenne il centro della musica jazz, poiché proprio questa città accolse moltissimi neri dopo che abbandonarono le piantagioni (in seguito all’abolizione della schiavitù) e tanti di loro trovarono proprio nella musica un mezzo per guadagnare qualcosa: tra il 1910 e il 1920 la musica jazz si espanse per molte città e veniva suonata in piccoli locali malconci ma pieni di euforia.

Dal jazz sono poi nati tantissimi sottogeneri, ognuno con delle proprie caratteristiche e con una propria personalità.

Scopriamoli insieme!

IL RAGTIME
Alla lettera “Tempo Strapazzato“, il ragtime fu la prima importante forma strumentale del jazz che voleva riproporre il suono rauco e “sporco”, tipico dell’espressione vocale del blues.
Caratterizzato da una totale improvvisazione e da un andamento piuttosto veloce, lo strumento obbligatorio, protagonista di questo genere, era il pianoforte
Ricordiamo il pianista di colore Scott Joplin, grazie al quale il ragtime si affermò e divenne celebre. 

LO STILE CHICAGO
Questo stile risulta abbastanza diverso, poiché veniva eseguito da quei neri che, nella speranza di fare carriera, si spostarono più a nord (verso Chicago, appunto) per suonare nei locali più “in”, frequentati anche da tutti gli altri americani.
Per questo motivo, questi artisti dovettero adattare la loro musica ad una società più esigente e più frivola, rendendola più allegra e ballabile. 
Il più importante rappresentante di questo stile fu il noto Louis Armstrong, divenuto poi famoso in tutto il mondo. 

LO SWING
Negli anni ’30, il direttore d’orchestra newyorkese Goodman presentò per la prima volta la Swing Band, un’orchestra formata da musicisti bianchi e neri che suonava musica semplice e ballabile, per soddisfare le esigenze del pubblico americano ed europeo che aveva voglia di divertirsi.

Questa fu la prima volta che nel mondo jazz comparve la parola “swing” (letteralmente “dondolio”), che indicava appunto quel movimento oscillante che suscitava in tutti coloro che ascoltavano questo jazz frizzante. 

Oltre alle Big Band, che hanno caratterizzato la nascita di questo genere, ricordiamo anche i musicisti come Duke Ellington e Count Basie che hanno svolto un ruolo fontamentale per la nascita dello Swing. 

IL BEBOP
Verso il 1940 si assistette ad un declino della musica jazz causato soprattutto dall’avvento dei mass media, i quali richiesero musica sempre più “sempliciotta” e commerciale; inoltre il jazz stava via via perdendo il suo carattere di musica “nera”.

Per questi motivi, il musicista di colore Charlie Parker creò un nuovo stile, il bebop, che aveva l’obiettivo di reagire all’uso meramente consumistico della musica jazz e di far riappropriare i neri della musica che avevano fatto nascere. 

Le principali caratteristiche del bebop erano: 
• Il ritorno a piccoli gruppi che suonavano improvvisando
• La musica torna ad essere musica da ascoltare, perdendo il suo carattere di musica da ballo
• Le melodie si fanno più aspre e difficili.

IL FREE JAZZ
Alla fine degli anni ’50, grazie anche all’influenza dei grandi leader politici di colore Martin Luther King e Malcom X, la personalità del “jazz nero” diventa sempre più forte e distinta.

È proprio in questo clima che nasce il free jazz, stile che caratterizza tutti gli uomini di colore che vogliono sentirsi free, liberi, e uno dei mezzi più potenti a loro disposizione è proprio la musica jazz, che diventa completamente fuori dagli schemi e anche lei, come i suoi esponenti, libera

Gli esponenti più famosi del free jazz? Sicuramente Max Roach, Charles Mingus e Sun Ra. 

IL LATIN JAZZ
Nel frattempo, il jazz era diventato famoso in tutto il mondo, anche nella vicina America Latina. Ed è proprio in questi luoghi che Dizzy Gillispie e Stan Kenton spopolano con il loro latin jazz, negli anni ’40.

Si formano due categorie di latin jazz, una afro-cubana e una brasiliana, entrambe accomunate da un contagiosissimo ritmo tipico delle melodie latino-americane e l’utilizzo dei classici strumenti del jazz nero. 

Questo genere comprende tutte le composizioni dei tradizionali balli latino-americani, come la salsa, il merengue, la samba, il mambo e il cha cha cha. 

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Negli anni ’60 nascono i primi sintetizzatori analogici, e con loro anche un nuovo modo di concepire la musica jazz: ha inizio il periodo del jazz funk.

A questo sottogenere del jazz si avvicinano, soprattutto all’inizio, organisti (come Lonnie Smith e Jack McDuff) e anche qualche trombettista. 

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La nuova corrente artistica sviluppatasi in questi anni è l’Espressionismo, che racchiude in sé lo sperimentalismo degli artisti di quest’epoca e si pone l’obiettivo di esprimere tutte le esperienze più profonde dell’animo umano.
In musica, tutto ciò ha significato distruggere le “normali” concezioni di tonalità, armonia e ritmo, per dare vita a nuovi e rivoluzionari generi. In particolare ricordiamo:

• Il genere atonale, senza alcuna tonalità
• Il genere politonale, con tantissime tonalità

L’Espressionismo è così sregolato e fuori dagli schemi dell’epoca che, in Germania, Hitler manda in esilio molti artisti, poiché reputa la loro musica “degenerata”.
Tra i musicisti più noti dell’Espressionismo, ricordiamo sicuramente Carl Orff, con i suoi celebri Carmina Burana (da cui è tratto il canto O Fortuna).
In Italia, invece, prende piede il movimento del Futurismo, lanciato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909.

Oltre ad essere un importante movimento pittorico e scultoreo, il Futurismo (affiancato dal Rumorismo) ha lasciato un forte impatto nella storia della musica: ai suoni armonici e melodiosi vengono sostituiti rumori, anche fastidiosi. Questa sostituzione vuole proprio sottolineare e riflettere lo stato d’animo di sofferenze e inadeguatezza degli artisti dei primi del ‘900.
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Continua la nostra rubrica sulla storia della musica con la diffusione del movimento culturale del Romanticismo, avvenuta durante la prima metà del 1800 in tutta Europa.
Con il Romanticismo le emozioni, le tradizioni, il folklore e l’imponente bellezza della natura diventano il fulcro di tutte le arti, compresa la poesia e la musica.

Con il trionfo del Melodramma, anche le persone appartenenti a classi sociali meno abbienti iniziano ad apprezzare la musica, che raggiunge proprio in questo periodo una diffusione mai vista prima, riscaldando i cuori di tutti.

In particolar modo, i compositori italiani e tedeschi vengono riconosciuti a livello internazionale come i maestri indiscussi del melodramma. Ricordiamo i celebri Giuseppe Verdi e Richard Wagner.
Per quanto riguarda, invece, la musica strumentale, essa subisce diverse trasformazioni:

1) Le regole per la composizione della musica diventano meno rigide e affidate all’istintività degli artisti .
2) Le melodie sono più cantabili e i ritmi e le velocità ricordano quelli delle danze 
3) Il pianoforte si afferma come lo strumento più adatto alle nuove esigenze dei musicisti romantici: ogni ragazza nobile imparava fin dalla tenera età a suonare il pianoforte, considerato lo strumento della dolcezza e della sensibilità.
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Il Barocco
Abbiamo deciso di far partire questa rubrica sulla storia della musica dal 1600, più precisamente dall’avvento del periodo Barocco (seconda metà del 1600-prima metà del 1700), in cui la musica e tutte le altre arti sono caratterizzate da grandiosità e fastosità.
  
Nel panorama europeo, la musica si sposta dalle chiese ai salotti di aristocratici e ricchi borghesi: qui cantanti, strumentisti e compositori si riuniscono per allietare le feste, pubbliche e private, dei nobili.

Il Barocco è considerato un periodo segnante perché è proprio durante questi anni che si è diffuso l’utilizzo del clavicembalo, considerato, insieme all’organo, il progenitore del moderno pianoforte. I due strumenti, infatti, si somigliano molto; ma a differenza del pianoforte, in cui la corda viene “colpita” dal tasto, nel clavicembalo essa viene pizzicata.
Questo strumento viene utilizzato molto nelle corti francesi: per questo motivo viene considerato come lo strumento “adatto alle frivolezze dei nobili”.
  
In Germania, invece, è prevalente l’utilizzo dell’organo, strumento solenne e perfetto per esprimere i canoni dell’austera religiosità protestante; ricordiamo infatti il più grande organista tedesco Johann Sebastian Bach, vissuto proprio in quell’epoca.

L’Italia è invece più legata al violino: fu il grande veneziano Antonio Vivaldi che, grazie alle sue composizioni, fece innamorare la nostra Penisola del Concerto solista per violino.
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